Il mutevole concetto di Casa.

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Il mutevole concetto di Casa ai tempi del Coronavirus.

Alla notizia dell’arrivo di Giglia fui colpita felicemente dalla “Sindrome del Nido”. Come un passerotto pronto ad accogliere la prole, avevo programmato di trasformare Casa nel nido perfetto in cui crescere la nuova arrivata.

Una casetta-nido confortevole, luminosa, in prossimità dei servizi quali scuole, stazione, supermarkets, mi infondeva una certa sicurezza.

Improvvisamente, a Marzo 2020, senza che nessuno ne avesse colpa, il nido tanto amato si è trasformato in una gabbia. Una gabbia molto confortevole ma pur sempre gabbia.  Così, dalla prigionia forzata, e senza alcuna sicurezza, mi interrogo oggi sul concetto di Casa, di come possa mutare di valore e significato a seconda degli eventi.

Casa, che significa?

Per molti, soprattutto in questi giorni drammatici, Casa significa il Paese natio. Risulta difficile criticare coloro i quali, nel caos emotivo, invitati a #STAREACASA, hanno cercato di tornare dove sono gli affetti. Comportamento irrazionale e irresponsabile, tuttavia umanamente comprensibile, penso io.

Nei momenti di emergenza la Casa diventa il rifugio primitivo, lo spazio sentimentale che ti ripara non solo dalle intemperie, dalle bestie feroci o da un nemico invisibile. Casa è lo spazio dove resistono gli affetti soprattutto. Chi vive o ha vissuto all’estero sa di cosa parlo.

La lingua inglese distingue il concetto di home, inteso come luogo affettivo, dal concetto di house, inteso come edificio, luogo funzionale dell’abitare. Non è una distinzione banale.

Per gli addetti ai lavori Casa assume il valore di un luogo fisico tangibile: misurabile in metri quadrati, pensata al centimetro, progettata rispettando le distanze in metri lineari dai confini, costruita secondo la normativa vigente, ristrutturata con “tot.€./mq”. Comprata e venduta come un oggetto. La Casa intesa come involucro dello spazio dell’abitare.

Questa nuova forma di segregazione autoinflitta (o amore per il prossimo) fa riflettere sull’utilizzo della Casa da parte dell’essere umano occidentale. Perché ora è cosi difficile rimanere a casa, se questa è rifugio, nido e luogo degli affetti?

Forse perché per molti, in fin dei conti, rappresenta solo un pit stop notturno. Tralasciando critiche ai quartieri dormitorio che urbanisticamente e socialmente si sono nel tempo rivelati un disastro, osservo banalmente la mia ormai ex quotidianità. Mi rendo conto che per lavoro o impegni di qualsiasi genere e natura, si rientra preferibilmente a Casa solo per dormire.

Per due artisti folli che ho adorato, Casa era un furgone con cui attraversare l’Europa. Non una gabbia, ma un furgone. Non un rifugio ma un furgone. Però loro, si sa, erano artisti.

Per alcuni, sicuramente meno estrosi, Casa può significare un Mutuo trentennale. Purtroppo per altri Casa non significa nulla, perchè la casa non esiste più o non è mai esistita, nè intesa come edificio e neppure intesa come un abbraccio. Per altri ancora Casa forse è ovunque e per un periodo limitato. Insomma, il concetto di Casa è mutevole e ciascuno lo interpreta diversamente.

Sempre da addetto ai lavori mi ostino a ripetere però che una Casa ben progettata possa facilitarti la vita.

N. B. Si rimanda ad altri Professionisti e altra letteratura la risoluzione dei conflitti familiari ai tempi delle convivenze forzate causa Coronavirus in spazi angusti. 

Monza, 15.03.2020

Federica Pacini

 

Violazione di domicilio.

Avevo parecchi altri articoli in archivio ma questa settimana non riesco a pensare ad altro se non al tentativo di furto e alla violazione di domicilio perpetrati nei miei confronti.

Quando però mi sono accorta che per i ladri comuni il concetto di “oggetto di valore” non collima con il mio ho tirato un sospiro di sollievo. Certo, la rabbia e le maledizioni non sono mancate ma in quella abitazione non c’era nulla che potesse fare gola al ladruncolo comune : nulla di luccicante, nulla di scintillante.

La cosa oggettivamente più preziosa di quell’appartamento è il pavimento.

Si tratta di un seminato alla genovese originale, posato all’epoca della costruzione della casa, alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Con alle spalle un progetto di edilizia popolare Ex-INA Casa, tutto il lotto è stato edificato per fare fronte all’emergenza abitativa dell’epoca. Le palazzine sono disposte a pettine rispetto al fronte stradale, con un ingresso condominiale arretrato e protetto. Alcune godono di una vista sorprendente, altre sono meno fortunate ma ogni edificio possiede appartamenti ampi, con possibilità di avere un piccolo giardinetto privato al piano terra e un lastrico solare comune.

Il valore intrinseco di quell’appartamento è di essere stato progettato insieme all’edificio da Qualcuno e che l’intero quartiere è stato pianificato da quel Qualcuno : “Allora qui mettiamo i nuovi insediamenti abitativi, qua l’asilo, qua la scuola, qua il campo sportivo, qua c’è già un ospedale. I negozi di quartiere esistono già e sono proprio lì, vicino alla Parrocchia. La stazione ferroviaria è facile da raggiungere ma la strada con le automobili dovrà lambire ogni palazzina e ogni abitante dovrà avere spazio sufficiente per fare crescere la propria famiglia. “

Ammetto che ora gli appartamenti tecnologicamente sono un po’ datati ma la scelta oculata dei materiali ha fatto la differenza.

Si provi a chiedere quanto costa oggigiorno la fornitura e la posa al metro quadro del seminato alla genovese con inserti di tozzetti di marmo di Carrara . Mi pare 260,00€ + iva. Alla faccia dell’edilizia popolare!!!

Erano altri tempi, ma quel pavimento, che quel famoso Qualcuno aveva indicato nel capitolato è ancora lì, non perfetto ma bellissimo, che supera ogni moda e va oltre ogni capriccio.

Che dire del lavello alla genovese, in dotazione ad ogni appartamento? Lastre di marmo tagliate e lavorate a mano, un blocco scavato dal pieno. Sempre perchè quel Qualcuno aveva pensato di unire la tradizione a quella che doveva essere una abitazione moderna. Sempre di edilizia popolare.

Soffitti alti, locali ampi e ben illuminati e ventilati. Qualcuno aveva progettato le palazzine popolari accertandosi dell’orientamento ideale, studiandone l’ombreggiamento a seconda delle stagioni. Ho addirittura l’impressione che abbiano saputo incanalare lo Scirocco e la Tramontana.

La vista mare è un di più che insieme al pavimento sono la cosa più preziosa di quell’appartamento. Grazie Signor Qualcuno, ma soprattutto grazie nonni, grazie papà.

E voi, ladri ignoranti, andate pure alla ricerca di banali chincaglierie che io mi sdraio sul mio bel pavimento.

Monza, 30.10.2017

Federica Pacini