O la borsa o la vita

la borsa di cantiere

Come una brava scolaretta mi impegno ogni domenica a preparare la borsa per il lunedì mattina.

Ordino sul tavolo gli oggetti da portare  e ne ripasso mentalmente l’elenco per non scordare nulla: portafoglio, chiavi di casa, chiavi dell’auto, fazzoletti, taccuino, burro cacao, cellulare, un pacchetto di noccioline contro il calo di zuccheri. Se lavorassi alle Poste mi fermerei qui.

In genere, a quanto sopra, devo aggiungere le antiscivolo o gli occhialini della Creatura per le sue innumerevoli attività extrascolastiche con almeno una merendina. E ovviamente se fossi una mamma che lavora in banca mi fermerei qua.

Facendo l’architetto che bazzica i cantieri, nella mia borsa devo farci stare anche il laser, la bindella, un metro di legno, una macchina fotografica, la cartellina coi fogli, due penne di colore diverso, una matita, il detergente per le mani e vuoi non metterci anche un listone di un campione di parquet o un paniforte laccato? Prendo anche un pezzo di kerlite o similare, già che ci sono. Ah, dimenticavo il catalogo che ha chiesto il cliente l’ultima volta! Infilo anche una bottiglietta d’acqua, meglio bere, mi dico.

Il lunedì mattina, carica come un mulo, esco di casa ed è questo l’unico vero momento in cui voglio arrivare in cantiere quanto prima, nella speranza di posare il fardello che pesa sulle mia schiena e che mi ha già regalato lordosi, cifosi, scoliosi e altri -osi che neanche ricordo.

In cuor mio so già che la delusione è lì ad attendermi, ogni volta. Dove diavolo appoggio la borsa in un cantiere? C’è sempre una distesa di macerie, i trabattelli sono spruzzati di malta e vernice o se gira bene mi ritrovo in un lago di resina. Io non seguo cantieri grandi, quindi non esiste la baracca di cantiere. Lavorassi in banca mi basterebbe appenderla allo schienale di qualsiasi poltroncina!

Allora mi sono organizzata.

Durante la cattiva stagione uso uno zainetto in pelle e mi tengo il carico sulle spalle sino a fine giornata, col rischio che le mamme della materna, nel tardo pomeriggio, mi scambino per una emaciata guida alpina.

Dalla primavera in poi utilizzo un borsone in cuoio, molto carino ma sempre tutto sporco e ricoperto di polvere di non so cosa, dovendolo appoggiare in terra per forza di cose. Immagino che le mamme della materna, avendo sempre una parola buona per tutti, mi abbiano spesso scambiata per un clochard, e in effetti, in certi giorni di pioggia, mi mancava solo il carrello.

Secondo me la borsa da cantiere perfetta dovrebbe avere il fondo in paglia che va tanto di moda e poi, guardando il lato pratico, il terriccio depositatosi durante i sopralluoghi può essere rimosso con una semplice manata. Dovrebbe avere tasche interne a chiusura ermetica per gli effetti personali. Aggiungerei un micro verricello, così se trovi un appiglio puoi lanciarla in aria senza perderla, e una sezione removibile per riporre gli attrezzi del mestiere, così se capita la riunione con amici non sembri sempre in servizio.

Arrivata al punto di non ritorno, potrei indire un concorso di idee per realizzare la borsa da cantiere perfetta, o realizzarne una io, su disegno mio, sperando che le mamme della materna non mi scambino per l’ispettore Gadget.

Mamma, per favore per favore per favore, stamattina porti anche il monopattino che lo usiamo ai giardinetti oggi pomeriggio, quando mi vieni a prendere?

Monza, 27.08.2017

Federica Pacini

Precedente Casa del Papa e Villa di Adriano Successivo Il Magazzino Bricotuttoio