Frozen

 E che volevi l’estate tutto l’anno?

Veramente io si. Per mio conto l’inverno ha davvero poco di incantevole, soprattutto nei giorni in cui ci si dà appuntamento in cantiere.

Il freddo che si patisce durante i sopralluoghi ha del soprannaturale perchè si fatica a comprenderne le cause e gli effetti. Se la temperatura esterna si aggira sui 18°C, la temperatura percepita in cantiere da me, Architetto XX, quindi femmina, italiana e passata la quarantina, si aggira intorno allo Zero.

Quando si avvicina l’inverno vero, con le sue temperature rigide, soffro terribilmente. Di fatto ogni appuntamento di cantiere si trasforma in una gita di tre ore in Jacuzia.

Oggi ad esempio mi sono congelata nel cantiere di Via Trota. Quel freddo umidiccio mi è rimasto addosso tutto il pomeriggio. Entra nelle ossa, come dicono le nonne, e non lo scacci più.

Non importa che si stia lavorando ad una villetta in costruzione in mezzo alla campagna veneta o in un appartamento da imbiancare nel centro di una città di mare: non appena viene dichiarata la fine dell’estate i cantieri, ovunque essi si trovino, per me vincono la medaglia come posto più freddo del mondo. La verità è che i muri trasudano freddo e umidità. Come per magia, contro ogni legge della Natura, la conduzione termica si inverte: la trasmissione del freddo passa dal corpo a temperatura minore (muro) al corpo umano.

Tempo fa con Collega XY,  abbiamo davvero rischiato l’ibernazione durante un rilievo.

Il termometro appeso alla parete del caminetto in disuso diceva, anzi urlava “Meno Cinqueeee!!!”. No dico, temperatura reale interna del locale pari a -5°C! Pur di concludere egregiamente il lavoro mi ripetevo che Giglia sarebbe stata tanto orgogliosa di me: ” Tesoro, Mammina tua è come Elsa, regina di Arendelle…..”  mi illudevo canticchiando

“Io lo sooooooo, sì lo soooooo,
come il sole tramonteròòòòòò,
perché poi, perché poi
all’alba sorgeròòòòòòòòòò! ……..Da oggi il destino appartiene a me.”

Memori di un altro cantiere in alta montagna, per l’occasione ci eravamo anche attrezzati e ben equipaggiati per lavorare col freddo artico. Sebbene avessi le labbra viola e le mani mummificate ho resistito più delle batterie del laser e della macchina fotografica che sono invece andate in tilt come la mia amata penna blu che si rifituava di sputare inchiostro dal freddo che faceva.

La conclusione è che  la giacca a vento in piumino d’oca è stata progettata per fare i sopralluoghi in cantiere; seppur pratico e al tempo stesso sexy ed elegante, l’abito azzurro in cristalli da regina delle nevi poco si addice ai lavori sporchi.

Una amica, che qui chiamerò Franco, mi prenderà in giro per il resto della vita, ma io, in quell’occasione, quel santissimo piumino l’ho adorato, eccome se l’ho adorato!!!!

Dichiaro quindi da oggi (purtroppo) ufficialmente aperta la stagione del piumino da cantiere.

Monza, 07.11.2017

Federica Pacini

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