SciuradeMilan

Un Amico-Avvocato-Pluricommittente-Estimatore mi ha suggerito di testimoniare cosa si prova ad essere dall’altra parte della barricata.
Per una volta sono io a vestire i panni della Cliente-SciuradeMilan-IopagoergoIoesigo e mi trovo in una condizione di marasma totale, con seri disturbi di personalità multipla.

A maggio del 2016 avevo deciso che era arrivato il momento di cambiare casa e mi sono affidata a due architetti (descritti come bravissimi da una amica)  per ristrutturare e seguire il cantiere. Siamo ora a settembre 2017 e la casa non è ancora pronta. Colpa degli architetti? Colpa dell’impresa? Forse.

All’inizio eravamo partiti bene, si era in sintonia su tutto, su come avrei voluto che venisse la casa, poi mi hanno stufato coi loro suggerimenti e paranoie : la casa è mia e ci devo vivere io. Io pago e la voglio come dico io.

A discolpa dei professionisti c’è solo da dire che li ho scelti io perchè il mio appartamento presentava peculiarità tali per cui era necessario predisporre un progetto curato nei minimi dettagli dal principio. Ma fra la carta e la realtà, nonostante i render davvero realistici, c’è sempre di mezzo il mare. Quanto ci si impiega a fare quei render, mi chiedo? Mezza giornata, fa tutto il computer, no? E poi ore perse in discussioni, ci vediamo, ci ragioniamo, ci ripensiamo. Tempo buttato. L’unica cosa che volevo nella casa nuova era un inserto in Sassi del Piave e non me lo hanno messo, neanche nei render.

Vero è che ho cambiato idea molte volte, cioè è trascorso un anno dal primo incontro e le mode cambiano, e loro hanno cambiato i disegni parecchie volte assecondandomi. Ma con tutti quei disegni, fatti, corretti, modificati, alla fine hanno sbagliato ad ordinare il telaio di una porta.

Non faccio qui l’elenco delle cose mal interpretate, ma perchè tutti questi ritardi con la consegna del cantiere? Cioe’ l’impresa non può lavorare anche di notte? Di domenica nemmeno? Ah e poi l’impresa non mi può smontare anche il caminetto della casa  di Cortina e segare la pianta di fichi della casa di Panarea, che tanto hanno il camion da quelle parti?

(Secondo me gli architetti sono pure comunisti)

 

Monza, 30.09.2017

Chicca  Pavoni Lanzetti

L’ EDIL prefisso

Una mia collega mi avvertì di non fidarmi mai delle imprese nella cui denominazione compare il prefisso “Edil” motivandomi questa sua convinzione con tanto di racconti sconcertanti.

Si trattava di una provocazione, di certo, ma dopo quella conversazione ho cercato di porre molta attenzione ai nomi delle imprese che circolano in zona.

Ho iniziato a badare alle denominazioni delle piccole imprese di artigiani immagazzinando dati come un computer o annotandoli su un taccuino. Effettivamente la radice “Edil” appare nella stragrande maggioranza dei casi.

Non c’è posto migliore per questo genere di osservazione della famigerata Autostrada A4, tratta Milano-Bergamo, ma anche la Tangenziale Est mi ha regalato soddisfazioni. Un po’ come per il birdwatching, bisogna essere mattinieri per vedere gli esemplari migliori.

Dalle 6.00 alle 9.30 si concentrano migliaia di van, automezzi con cassone o bilici di artigiani che si fermano in coda vicino a te, ed è lì che noti l’adesivo, applicato con orgoglio sulla fiancata, con tanto di nome, recapiti telefonici o mail della ditta.

Ciascuno si è ingegnato nella scelta delle denominazioni identificative per la propria attività:

“Edil” seguito dal cognome del titolare, tipo Edil Marrazzo”; oppure “Edil” seguito da un nome proprio, tipo “EdilRuggero”; oppure seguito da un nome di donna, come nel caso di EdilWanda”.

La fantasia non ha limiti: Edil Uno, “Edil Due”, “Edil Tre”, …..Edil Infinito”.

Oppure lettere dell’alfabeto greco  “Edil Gamma”, “Edil Beta”, senza risparmiare l’alfabeto latino “Edil Elle”, “Edil Zeta”.

Ho visto anche EdilSpazio”, Edil Camini”, Edil Fumisteria”, Edil Parquet”,Edil+Rivestimenti”.

Si nominano anche città e provenienza EdilBergamo”, Edil-MIlanese”Edil Brianzola”, Edil Mantova”.

Alcuni hanno optato per una denominazione esotica : “Edilhaus”, “Edil Maison”, Edil Home”.

I più esotici però sono gessisti, di solito artigiani egiziani, la cui impresa si può chiamare “Edil Saleh”, Edil Jalla”, Edil Jafar”.

Le squadre di imbianchini, che in genere hanno un mezzo tutto bianco, direi che fanno la migliore pubblicità a se stessi: senza nome e senza gloria offrono imbiancature, verniciature, stuccature e trompe-l’oeil.

Ah, una volta ho visto anche un furgoncino con la denominazione: “Edil-Hussein”………beh, in effetti, vatti a fidare del prefisso Edil”!!!!!!!!

Monza, 15.09.2017

Federica Pacini

 

…mi ha sfiorato l’asteroide!!!!

A invocare asteroidi, prima o poi accade davvero. Temo che ormai il terrore più grande delle madri moderne sia di venire colpite da un meteorite o similare, sbattendoci in faccia tutti i sensi di colpa per avere nutrito sino ad ora i figli di sole schifezze.

Ebbene giorni fa, in una tranquilla, assolata mattinata settembrina, sembrava proprio che mi fosse piombato addosso un asteroide e avrei potuto diventare la mamma più famosa del mondo.

La realtà, ovviamente, è molto meno scontata della pubblicità dei creativi. Abbiamo vissuto un’avventura di cantiere che merita un racconto. (E che ti serva di lezione, Giglia, non chiedermi merendine strane! )

Per potere mettere un aspiratore in un bagno cieco era necessario scoprire se una sospetta canna fumaria  fosse libera. Così collega XY, pur di non bucare la facciata, si ingegna e chiede ad un amico, Capitano di Lungo Corso, un fumogeno in prestito. Essendo Capitano di Lungo Corso, ci ha fornito di un fumogeno di tipo nautico.

I fumogeni di segnalazione delle barche non sono ovviamente come i fumogeni degli stadi, perché servono per segnalare appunto problemi ad una imbarcazione e devono essere visibili in mare.

La strategia, per farla breve, era questa: Collega XY, Energumeno 1, Energumeno 2, Energumeno 3 avrebbero acceso il fumogeno all’interno della ipotetica canna fumaria. Architetto XX, cioè io, per fortuna oltre la linea della ferrovia per verificare se uscisse il fumo dal comignolo una volta acceso il fumogeno. Ciò avrebbe significato canna libera, e di conseguenza un bell’ok per l’aspiratore.

I quattro, secondo me galvanizzati dall’impresa da Goonies attempati, accendono il fumogeno, senza pensare alle conseguenze e mi chiamano col cellulare per accertarsi che io vedessi il fumo.

“Ma come non vedi niente….cough!cough!. qua è tutto arancione,… il fumo arancione… è tutto pieno di fumo….cough!cough!….”

No, dalla mia postazione non vedevo un bel niente.

Così fino a quando non vedo uno sbuffo arancione salire dal comignolo, ma dal cellulare ancora in linea, sento un “qua va a fuoco tutto, ….cough!cough!….come diavolo si spegne….cough!cough!…., è tutto arancione….cough!cough!…si soffoca, oddio non si spegne, neanche sott’acqua, nel secchio.”

Sappiatelo: i fumogeni di segnalazione nautici non si spengono neanche sott’acqua. Così il cantiere sbuffava fumo arancione da ogni pertugio e un forte odore di griglia ha investito tutta la via.

Niente, fossi stata dentro l’appartamento  a qualcuno sarebbe sicuramente venuto il sospetto dell’asteroide marziana, ma fortunatamente a Giglia rifilo solo colazioni sane, energetiche e confezionate rigorosamente a mano.

Monza, 07.09.2017

Federica Pacini

Il Magazzino Bricotuttoio

Secondo me ci sono posti che sono appendici dei cantieri. E che forse mi fanno rabbrividire ancora di più. Sto parlando dei magazzini edili.

Sono luoghi orribili, dove l’essere umano maschio mostra il peggio di sé e l’essere umano donna è meglio che non vi càpiti.

Non sto parlando del classico Mago Merlino o Bricotuttoio, che sono un po’ all’acqua di rose; qua sto parlando di magazzini edili che aprono alle 7.00 di mattina. Roba forte.

Esistono magazzini differenziati per tipologia merceologica : c’è il magazzino di forniture elettriche, il magazzino dedicato all’idraulica e termosanitari, il magazzino edile vero e proprio dove puoi trovare di tutto, dal mattone alla piastrella passando per la giacca impermeabile coordinata con il cinturone porta martello.

Gli impianti dei magazzini edili di ogni categoria hanno caratteristiche piuttosto semplici ma funzionali. All’ingresso si trova sempre un lunghissimo bancone accettazione-vendita- consiglio e alle spalle un labirinto di scaffali.

Analizzerò per primo il magazzino di termoidraulica e sanitari. Quando una femmina sconfina in quelle lande si crea subito scompiglio, si sente un impercettibile frusciare di carta, come se improvvisamente si chiuderesso tutti i cataloghi e si coglie una strana espressione sui volti degli impiegati, che esprime un misto di ammissione di colpa e un “…..è sempre stato così però, dai non ti scandalizzare”.

Il motivo è lì, sopra le teste di tutti: in ogni singolo magazzino di termoidraulica ci sono appese gigantografie che ritraggono la velina di turno o la Belen qualunque in tanga e reggiseno (ripeto: tanga e reggiseno) che accarezza o bacia una caldaia (ripeto: caldaia) o una pompa (quindi niente domande) o un vaso di espansione (ripeto: vaso di espansione (?)), per una azienda che io qua chiamerò Califfi. 

A sfogliare il catalogo viene solo voglia di ridere o fuggire lontano, lontaaaaaano, lontaaaaaaaaaaaaaaaano. Come diceva Claudio Baglioni.

Vi presento il vaso di espansione.

 

La mia prima esperienza in un magazzino di elettroforniture invece risale ad una mattina di Agosto del lontano 2006, in cerca di un interruttore magnetotermico. Varcata la soglia della bussola in vetro venni subito sopraffatta da un odore nauseabondo di sudore, capello unto e sigaretta. Erano le 8 in punto e da lì a poco avrei ascoltato la conversazione più assurda e obsoleta della mia vita. “Ueh, Carmine, come va?” “Eh, bene dai. Oggi è venerdì, finiamo il lavoro dei trenta appartamenti, domani per fortuna è sabato e mi faccio il bagno…sai con questo caldo! Poi carico la macchina e partiamo per le ferie che vado al Paese”.

Interdetta dalla conversazione capii subito che esisteva ancora qualcuno che si lavava solo di sabato mattina e l’untuosità puzzolente del bancone accettazione-vendita- consiglio mi confermò il sospetto. Da quel giorno mi porto sempre in borsa una confezione di detergente per le mani a base alcolica e sto attenta a non toccare nulla, come se fossi ai bagni dell’autostazione.

Del rivenditore di piastrelle, come del magazzino di vernici parlerò in un’altra occasione perchè qua si aprono mondi nuovi e sempre diversi.

Al contrario i più commerciali Mago Merlino o Bricotuttoio quest’oggi non sfuggiranno a questa mia personale recensione. Rappresentano il corrispettivo al maschile di Sara o K&M. In genere, proprio come negli originali, si va in coppia a fare acquisti  il sabato pomeriggio, ma in questo caso è il marito ad essere in preda all’ossessione compulsiva di comprare ogni rondella, O ring o tubo del 12. E la moglie, mestamente, segue a due metri di distanza con le pive nel sacco.

Monza, 03.09.2017

Federica Pacini