Violazione di domicilio.

Avevo parecchi altri articoli in archivio ma questa settimana non riesco a pensare ad altro se non al tentativo di furto e alla violazione di domicilio perpetrati nei miei confronti.

Quando però mi sono accorta che per i ladri comuni il concetto di “oggetto di valore” non collima con il mio ho tirato un sospiro di sollievo. Certo, la rabbia e le maledizioni non sono mancate ma in quella abitazione non c’era nulla che potesse fare gola al ladruncolo comune : nulla di luccicante, nulla di scintillante.

La cosa oggettivamente più preziosa di quell’appartamento è il pavimento.

Si tratta di un seminato alla genovese originale, posato all’epoca della costruzione della casa, alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Con alle spalle un progetto di edilizia popolare Ex-INA Casa, tutto il lotto è stato edificato per fare fronte all’emergenza abitativa dell’epoca. Le palazzine sono disposte a pettine rispetto al fronte stradale, con un ingresso condominiale arretrato e protetto. Alcune godono di una vista sorprendente, altre sono meno fortunate ma ogni edificio possiede appartamenti ampi, con possibilità di avere un piccolo giardinetto privato al piano terra e un lastrico solare comune.

Il valore intrinseco di quell’appartamento è di essere stato progettato insieme all’edificio da Qualcuno e che l’intero quartiere è stato pianificato da quel Qualcuno : “Allora qui mettiamo i nuovi insediamenti abitativi, qua l’asilo, qua la scuola, qua il campo sportivo, qua c’è già un ospedale. I negozi di quartiere esistono già e sono proprio lì, vicino alla Parrocchia. La stazione ferroviaria è facile da raggiungere ma la strada con le automobili dovrà lambire ogni palazzina e ogni abitante dovrà avere spazio sufficiente per fare crescere la propria famiglia. “

Ammetto che ora gli appartamenti tecnologicamente sono un po’ datati ma la scelta oculata dei materiali ha fatto la differenza.

Si provi a chiedere quanto costa oggigiorno la fornitura e la posa al metro quadro del seminato alla genovese con inserti di tozzetti di marmo di Carrara . Mi pare 260,00€ + iva. Alla faccia dell’edilizia popolare!!!

Erano altri tempi, ma quel pavimento, che quel famoso Qualcuno aveva indicato nel capitolato è ancora lì, non perfetto ma bellissimo, che supera ogni moda e va oltre ogni capriccio.

Che dire del lavello alla genovese, in dotazione ad ogni appartamento? Lastre di marmo tagliate e lavorate a mano, un blocco scavato dal pieno. Sempre perchè quel Qualcuno aveva pensato di unire la tradizione a quella che doveva essere una abitazione moderna. Sempre di edilizia popolare.

Soffitti alti, locali ampi e ben illuminati e ventilati. Qualcuno aveva progettato le palazzine popolari accertandosi dell’orientamento ideale, studiandone l’ombreggiamento a seconda delle stagioni. Ho addirittura l’impressione che abbiano saputo incanalare lo Scirocco e la Tramontana.

La vista mare è un di più che insieme al pavimento sono la cosa più preziosa di quell’appartamento. Grazie Signor Qualcuno, ma soprattutto grazie nonni, grazie papà.

E voi, ladri ignoranti, andate pure alla ricerca di banali chincaglierie che io mi sdraio sul mio bel pavimento.

Monza, 30.10.2017

Federica Pacini

 

 

 

 

 

Un arcobaleno di colori

Diffusa convinzione è che l’architetto femmina sia più preparata dei colleghi maschi sul tema dei colori.

Ciò non trova nessun tipo di conferma nella letteratura scientifica, non esistono test psicoattitudinali che indichino questa particolare inclinazione femminile per l’argomento “colore”  o corsi  particolari che le studentesse di architettura seguano per specializzarsi in “colori”. Anche dopo la laurea, maschi e femmine seguono più o meno lo stesso difficile percorso per affermarsi come professionisti ma la scelta dei colori spetta sempre all’architetto femmina, designer, arredatrice donna. Vai a capire…

A me, ovviamente, scappa sempre da ridere alla domanda: “Ma tu, ArchitettoXX, quale colore sceglieresti?”

Rido perchè la mia risposta è sempre unica e univoca : “Bianco.”

Alla domanda successiva :”Ma anche per la cameretta delle bambine? No, perchè noi avevamo pensato ad un “colore tamarindo” o  strisce di un colore “pesca albicoccata”.

Risposta: “Io direi Bianco.”

” Bianco??? ”

“Si beh, non proprio Bianco segnale, visto che è la camera delle bambine, azzardiamo un Bianco latte.”

Non è per pigrizia. A me il colore Bianco piace proprio, ma più mi ostino a proporlo, più vengo sommersa dalle nuove palette di colori alla moda. C’è stata l’invasione delle nuances anglosassoni: il beigino, il tortora, il talpa.

Poco tempo fa andavano i grigi finnici, intercalati dal verde tundra. Ora mi martellano coi colori pastello anni ’40-’50. Non parliamo poi dei primi anni duemila quando le pareti dei soggiorni si macchiavano con un orrido arancione, ripreso probabilmente dai gloriosi anni ’70.

La mia preparazione sui colori si può dire di livello standard: all’epoca avevo studiato che da un punto di vista fisico i colori dipendono dalla luce e dalla lunghezza d’onda.

Da un punto di vista storico-artistico so benissimo che nell’antichità per ottenere determinati  pigmenti si ricorreva allo sminuzzamento di insetti e minerali, so bene e capisco che colori diversi psicologicamente generano emozioni diverse, so che in zoologia, parlando di livree colorate, si possono avere tanti pretendenti quanti predatori.

In Architettura anche gli antichi romani facevano uso del colore sugli edifici, sia all’interno che all’esterno, so benissimo che quel genio di Le Corbusier faceva un uso intelligentissimo del colore e che la sedia di Rietveld non sarebbe stata la stessa dipingendola di un anonimo greige. So anche che in urbanistica rispettare il Piano del colore apporta qualità alle città.

Non parliamo poi del significato che l’uomo ancestralmente ha attribuito ai diversi colori: il verde indica qualcosa di velenoso, il rosso qualcosa di importante, il giallo di pericoloso, e bla bla bla….. il rosa alle femminucce e l’azzurro per i maschietti.

Comunque sia, alla domanda : “Giglia, come facciamo la cameretta nuova?” .

La risposta di mia figlia è stata ” Gialla, arancione e blu.”

Per una che mal sopporta tutto cio’ che va contro i propri principi, è stato un colpo basso, letteralmente. Personalmente l’avrei fatta bianca, tutta bianca.

Ora si prega di reggermi il gioco, perchè apportando motivazione tecniche, spero di farle cambiare idea:

“Come tutti i bambini sanno, Giglia,  il colore giallo delle tinteggiature viene fatto con i tuorli d’uovo e alla fine la cameretta  prenderebbe l’odore della frittata della scuola…lo so che ti piace la frittata della scuola ma tutti i giorni quell’odore…; il blu, purtroppo, attira i fantasmi e le zanzare….loro vedono la parete blu e pensano che sia notte ed escono….non hai paura?… e l’ arancione purtroppo pietrifica i gatti…presente quando attraversano la strada, che vedono il semaforo arancione e non riescono più a muoversi… vuoi pietrificare gatto Filo???….. Meglio bianca, cosa dici ?”.

Che serpe!

Monza, 12.10.2017

Federica Pacini