KEEP CALM AND …

Keep Calm, Keep Calm, Keep Calm. Ovvero mantieni la calma. Questo è il mantra che vado ripetendo ogni volta che varco la soglia di un cantiere. Inclusa l’altra mattina.

Felice come una Pasqua perchè il cantiere di Via Trota è in fase di consegna, alzo gli occhi verso il soffitto imbiancato di fresco. Noto un puntino bianco molto lucido, troppo lucido, proprio lassù, sul plafone della futura sala da pranzo.

Con una smorfia di disappunto e un occhio semichiuso da cui traspare il mio nervosismo, faccio 2+2 e concludo che l’impianto del bagno dell’appartamento al piano di sopra ha una perdita d’acqua. A casa quasi ultimata, le tubature del bagno sopra al mio futuro soggiorno perdono acqua!

A Luglio avevo già fatto notare strane macchie sul soffitto non ancora rasato a gesso, ma piuttosto che dare ragione ad una femmina, Energumeno 1, 2, 3, 4 fra un “sì poi guardiamo meglio, no ma è tutto a posto, no è asciutto, ho sistemato per bene, ho chiuso tutto l’impianto, sembra bagnato ma è un riflesso” ed altri commenti irripetibili detti probabilmente sottovoce, la cosa è passata in secondo piano. Grazie…e adesso?!

Mea culpa, avrei dovuto ruggire di più, mi dico. (Keep Calm)

Comunque sia dall’esperienza accumulata in questi anni posso affermare che alcune disgrazie di cantiere sono difficili da prevedere. In particolar modo quando hai già conseganto le chiavi dell’appartamento.

Come si fa a prevedere che una partita di colla da parquet di un marchio noto e italiano era difettosa ed anzicchè indurire col tempo questa è diventata gommosa? Il risultato è che i proprietari hanno dovuto sollevare il pavimento e fare posare un nuovo parquet. Fortunatamente seria, l’azienda produttrice si è sobbarcata il costo dell’intervento riparatore. (Keep Calm)

Esistono per questo le assicurazioni, ma come si fa a prevedere che il milanesissimo inquilino dell’abitazione del quinto piano, due piani sopra all’appartamento appena consegnato se ne infischia delle disposizioni condominiali e tira lo sciacquone inondando con lo scarico l’appartamento sotto-sotto-stante?. (Keep Calm)

Vorrei saperlo. E questi sono solo alcuni episodi recenti che mi vengono in mente, ma se vado a cercare negli archivi, capitolo “imprevisti”, mi metto le mani nei capelli.

Quindi mi conviene solo sorridere…. and say Keep Calm, CarryOn, That’s Cantiere!

Monza, 23.11.2017

Federica Pacini

 

 

 

 

 

Dalle Stalle alle Stelle

Promossa con pieni voti a perfetta Mini Collega XX .

Giglia mi ha stupito con la realizzazione di questo piccolo manufatto che sarebbe svilente chiamare “lavoretto”. La mia bambina ha costruito una stalla in miniatura… per passare il tempo! Devo ammettere che il kit di costruzione prevedeva l’aiuto di un adulto, meglio se conoscitore della lingua tedesca, e la predisposizione mentale dell’adulto ad inzaccherare ogni angolo del soggiorno.

Tuttavia Giglia si è talmente appassionata alla costruzione che ho superato ogni idiosincrasia verso il sacchettino di conglomerato polveroso che serviva per il legante.

I mattoncini forati del kit ci hanno dato lo spunto per discutere di posa del mattone, di testa o di costa, delle dimensioni vere dei forati, del perché alcuni mattoni sono pieni e altri hanno i fori, di esempi di costruzioni in mattoni che abbiamo visto insieme.

Mentre impastavamo il legante, con in mano la mini cazzuola, Giglia inventava il suo progetto di mini stalla ed ha creato un rifugio bellissimo e molto minimal per il cavallino. Ci ha ragionato, per far bastare i pezzi della confezione, per ottenere un’altezza adeguata per il cavallino, per fare inclinare la copertura. Io ero solo il manovale addetto al cemento (!), lei progettava e allo stesso tempo costruiva alternando file di mattoncini e cemento. Davvero un bel pomeriggio e un bel gioco.

La riflessione riguarda il packaging di quel gioco di costruzioni: l’azienda produttrice tedesca ha illustrato sulla scatola il prodotto finito e le fasi di montaggio ad opera di una Bambina (femminuccia!!), bionda con codini, alle prese con malta e mattoni. Scatola gialla e rossa; niente rosa, poco blu, alberello green. Ho già detto tutto.

Ma ecco che ogni mattina, per andare alla materna, Giglia mi abbaglia con outfits tipo Diana Ross, star dello “Studio 54”, tutta glitter, lustrini, fantasie, luci e colori che all’apparenza sono un pugno nello stomaco. Poi la guardo meglio, con gli occhi da mamma, e non posso che apprezzarne il magico dualismo di imprevedibilità e concretezza, fantasia e pragmatismo.

110 cum Laude. Ti nomino Dottoressa in Architetturaefemminilità.

Monza, 14.11.2017

Federica Pacini


Frozen

 E che volevi l’estate tutto l’anno?

Veramente io si. Per mio conto l’inverno ha davvero poco di incantevole, soprattutto nei giorni in cui ci si dà appuntamento in cantiere.

Il freddo che si patisce durante i sopralluoghi ha del soprannaturale perchè si fatica a comprenderne le cause e gli effetti. Se la temperatura esterna si aggira sui 18°C, la temperatura percepita in cantiere da me, Architetto XX, quindi femmina, italiana e passata la quarantina, si aggira intorno allo Zero.

Quando si avvicina l’inverno vero, con le sue temperature rigide, soffro terribilmente. Di fatto ogni appuntamento di cantiere si trasforma in una gita di tre ore in Jacuzia.

Oggi ad esempio mi sono congelata nel cantiere di Via Trota. Quel freddo umidiccio mi è rimasto addosso tutto il pomeriggio. Entra nelle ossa, come dicono le nonne, e non lo scacci più.

Non importa che si stia lavorando ad una villetta in costruzione in mezzo alla campagna veneta o in un appartamento da imbiancare nel centro di una città di mare: non appena viene dichiarata la fine dell’estate i cantieri, ovunque essi si trovino, per me vincono la medaglia come posto più freddo del mondo. La verità è che i muri trasudano freddo e umidità. Come per magia, contro ogni legge della Natura, la conduzione termica si inverte: la trasmissione del freddo passa dal corpo a temperatura minore (muro) al corpo umano.

Tempo fa con Collega XY,  abbiamo davvero rischiato l’ibernazione durante un rilievo.

Il termometro appeso alla parete del caminetto in disuso diceva, anzi urlava “Meno Cinqueeee!!!”. No dico, temperatura reale interna del locale pari a -5°C! Pur di concludere egregiamente il lavoro mi ripetevo che Giglia sarebbe stata tanto orgogliosa di me: ” Tesoro, Mammina tua è come Elsa, regina di Arendelle…..”  mi illudevo canticchiando

“Io lo sooooooo, sì lo soooooo,
come il sole tramonteròòòòòò,
perché poi, perché poi
all’alba sorgeròòòòòòòòòò! ……..Da oggi il destino appartiene a me.”

Memori di un altro cantiere in alta montagna, per l’occasione ci eravamo anche attrezzati e ben equipaggiati per lavorare col freddo artico. Sebbene avessi le labbra viola e le mani mummificate ho resistito più delle batterie del laser e della macchina fotografica che sono invece andate in tilt come la mia amata penna blu che si rifituava di sputare inchiostro dal freddo che faceva.

La conclusione è che  la giacca a vento in piumino d’oca è stata progettata per fare i sopralluoghi in cantiere; seppur pratico e al tempo stesso sexy ed elegante, l’abito azzurro in cristalli da regina delle nevi poco si addice ai lavori sporchi.

Una amica, che qui chiamerò Franco, mi prenderà in giro per il resto della vita, ma io, in quell’occasione, quel santissimo piumino l’ho adorato, eccome se l’ho adorato!!!!

Dichiaro quindi da oggi (purtroppo) ufficialmente aperta la stagione del piumino da cantiere.

Monza, 07.11.2017

Federica Pacini