Cantiere da femmina

 

Architetto XX…sarebbe a dire?

Sarebbe a dire Architetto Femmina, con i cromosomi XX.

Perché sono una mamma, faccio l’architetto e volevo tenere un diario per raccontare le mie giornate lavorative a mia figlia Giglia di quattro anni.

Spesso mi tocca andare in cantiere, ambiente che detesto ma volente o nolente devo frequentare. Eppure, in un giorno qualsiasi di questa strana estate, nel cantiere di Via Trota, mi sono chiesta come fare a digerire questa parte del mio lavoro che proprio non sopporto.

Manco a dirlo ho trovato la risposta in mezzo agli impianti appena posati (perchè non avevo le scarpe adatte, ovvero espadrillas con suola in corda !!) : non subire il cantiere ma sfruttarlo come un pozzo inesauribile di aneddotti paradossali, apprezzandone le bizzarrie e ricordando sempre a me stessa che sono una donna in un mondo, quello dell’edilizia,  che nulla ha di femminile.

Così in quel giorno qualsiasi mi è balenata l’idea di compilare un resoconto patinato delle mie giornate lavorative, come fosse un giornale di cantiere, per dare una svolta ironica e di genere ad un mondo che non contempla le femmine, per insegnare a Giglia che non esistono “lavori da femmina e lavori da maschio”, per mettere del frivolo dove non c’è e….. del profumo dove manca!

Cercherò di avere rispetto di tutti poichè so benissimo che il cantiere è un luogo di lavoro, dove uomini,  padri di famiglia, mariti si spezzano la schiena dalle 6 del mattino, ma insomma….concedetemi il beneficio della frivolezza visto che non sempre questi energumeni mi hanno accolto come una professionista. Anzi. In gioventù, proprio all’inizio della gavetta, gli operai più giovani erano soliti (a parte guardarmi come se venissi da Marte_per essere gentili) apostrofarmi con un “è mezzogiorno, butta la pasta”. Come per dirmi di starmene a casa a cucinare anzicchè rompere le scatole a loro uomini veri.

Ma sentirsi sempre fuori posto ha dei risvolti positivi perchè si riesce ad osservare tutto con uno sguardo distaccato e critico e a tal proposito la giornata di ieri è stata pesante ma molto divertente.

Presenti: io, il collega architetto XY, il titolare dell’impresa, l’idraulico, il suo garzone, l’elettricista, il rappresentante di parquet, il serramentista  e i suoi due dipendenti, due gessisti. Ovvero: femmine 1-maschi 11. In mezzo al delirio frenetico di volere terminare i lavori entro la data prevista, faccio finta di non ascoltare il mio collega che rimprovera pesantemente un gessista. Per non fare sentire in imbarazzo il poveretto già pesantemente provato dal cazziatone faccio finta di cercare difetti di montaggio nei serramenti ma, accidenti alle frivolezze, l’occhio mi cade sull’abbigliamento di un operaio. Operaio di 120q Kg, tutti sulla pancia.

In pantaloncini azzurri di felpa e maglietta rossa cercava di montare una porta in un ripostiglio di 1 mq. Per ovviare al sudore che grondava abbondante dalla fronte, si era munito di salvietta celeste, con iniziali ricamate col puntocroce. Come quella che Giglia usa alla materna! La scena era davvero buffa, e mi è scappato da ridere. Sono stata sorpresa ridere sotto i baffi dal dipendente di Papa Pig, che si è fatto pure lui una gran risata.

Quindi tutte le tensioni del cazziatone al gessista si sono smorzate, mi è bastato focalizzare l’attenzione sul look ricercato del nostro buon serramentista.

Monza, 17.07.2017

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